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Un'unica FORZA, l'Amore, unisce infiniti mondi e li rende vivi" Giordano Bruno (1548-1600) E il cuore quando d'un ultimo battito Avrà fatto cadere il muro d'ombra, Per condurmi, Madre, sino al Signore, Come una volta mi darai la mano. Discorsi importanti regalan speranza ma intanto son chiusi dentro una stanza se senti il bisogno di un po' d'amore mettiti in fila che c'è da aspettare.
mercoledì, 01 luglio 2009

Jackson: domenica i funerali, escluso il padre dall'eredità


Il pentimento di Jordy
- A mandare in fibrillazione i fan "innocentisti" di Michael Jackson, quelli che indipendentemente dall'esito del processo (conclusosi nel 2005 con una completa assoluzione) non hanno mai creduto a "Jacko" pedofilo, ecco alcune dichiarazioni attribuite a Jordan Chandler, il bambino che insieme a Gavin Arvizo trascinò Michael nell'estenuante causa per abusi all'infanzia che ha determinato il crollo della carriera e delle condizioni psicofisiche del cantante. La causa tra Jackson e i genitori di Jordy Chandler si chiuse con un risarcimento pari a 22 milioni di dollari. Oggi che ha 16 anni, Chandler torna a parlare dell'accaduto e si dice pentito: "Non era mia intenzione distruggere l’immagine di Michael Jackson, mio padre mi ha fatto dire solo bugie. Ora non posso dire a Michael quanto mi dispiace e sapere se mai mi perdonerà. Lui non mi ha fatto nulla, è stato mio padre, lo ha fatto per uscire dalla povertà".

Alla fine la verità trionfa...Purtroppo la calunnia anzi le calunnie hanno portato Michael ha subire una tortura mediatica che non meritava alla fine insieme ad altre lo ha messo Ko.....lo dico a tutti prima di parlare e calunniare qualsiasi persona cosi gratuitamente vi prego pensateci potreste addirittura uccidere....
01 luglio 2009. L'onda di commozione suscitata dall'improvvisa scomparsa di Michael Jackson è destinata a crescere ora dopo ora. Sono moltissimi gli artisti che stanno omaggiando il re del pop, dagli U2 che gli hanno dedicato in concerto la loro Angel Of Harlem a Stevie Wonder che ha cantato per lui I Just Called To Say I Love You, fino ai Roots che insieme ad Erykah Badu hanno ricordato Jackson su Twitter. Si chiariscono i dettagli sulle esequie dell'artista che dovrebbero avvenire in forma privata domenica. La salma sarà con tutta probabilità esposta per tutto il weekend a Neverland, la tenuta che per quasi 20 anni è stata la faraonica residenza di Michael Jackson. La data di domenica 5 luglio decisa dai familiari che, però, dovranno attendere il benestare delle autorità locali che dovranno definire i piani per il controllo del traffico e l’evacuazione dell migliaia di fan che si recheranno al ranch, che si trova a circa 200 km da Los Angeles.
Il padre escluso dal testamento - E' stato l'autorevole Wall Street Journal a pubblicare le prime indiscrezioni sul testamento di Michael Jackson, il quale avrebbe escluso dalla sua eredità il padre Joe, ex pugile e responsabile delle molte sevizie fisiche e psicologiche subite dal cantante fin da piccolo. Ciò che resta delle finanze disastrate del defunto re del pop andrà ai figli Prince Michael, Paris e Prince "Blanket". Il documento, stilato dall'avvocato John Branca, esecutore testamentario insieme all'impresario John McClain, sarà depositato entro giovedì prossimo presso il tribunale di Los Angeles. Joe Jackson sostiene che Michael non ha lasciato alcun testamento e non è escluso che impugnilo scritto di cui è custode Branca. Tra i due la frattura è sempre stata insanabile. Nel 1993 Michael raccontò a Oprah Winfrey, regina della tv americana, i maltrattamenti e le umiliazioni subite dal padre, che faceva di tutto per farlo sentire brutto, prendendolo particolarmente in giro per il suo nasone.

Il "giallo" dei figli - Tra le tante voci, tutte da verificare, che girano su Michael Jackson in questi giorni ritorna anche quella sul concepimento dei tre figli. Secondo il sito americano Tmz  Jackson non sarebbe stato il padre naturale di Prince Michael, Paris e Prince Blanket. Jackson non fu il vero donatore dello sperma con cui i bambini vennero concepiti, e non furono gli ovuli di Deborah Rowe quelli utilizzati per il concepimento, ma altri di una madre in affitto di cui non è mai stata rivelata l'identità. Secondo il sito tutti e tre i figli di Jackson sono stati concepiti in vitro. Fino ad oggi era dato per assodato che Jackson avesse avuto i suoi primi due figli, Prince Michael, 12 anni, e Paris Michael Katherine, 11 anni, da Deborah Rowe, l'infermiera-dermatologa sposata nel 1996 e dalla quale si era separato nel 1999. Il cantante aveva successivamente ottenuto la custodia legale dei bambini. Nel 2002 era poi nato Prince Michael II, 7 anni, soprannominato Blanket. Jackson aveva reso noto di avere preso una madre in affitto alla quale aveva dato il suo sperma per farlo nascere. Ora pare che anche questa versione non corrisponda più a verità.
postato da: fototticavision alle ore luglio 01, 2009 11:35 | link | commenti
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giovedì, 25 giugno 2009

Denise Bizzi

Denise Bizzi My space Denise Bizzi

Appassionata da sempre di musica, matura velleità artistiche sin da piccola studiando canto. Comincia al “Circolo Norfini” di Livorno dove registra le primissime vittorie in concorsi canori locali. Vince numerosi concorsi provinciali e nazionali (MARENIA, GOLDENDISC, PREMIO CECCHERINI, LIVORNO IN MUSICA). Al 5° festival nazionale della canzone d’autore “DIS-CANTO”, tenuto a San Giuliano Terme nel 2005) è selezionata tra più di 100 artisti con un brano di CECCANTI-MICHELETTI e premiata come “MIGLIOR VOCE” dall’artista GRAZIA DI MICHELE.

Realizza un CD in collaborazione con il mostro FABIO CECCANTI ottenendo risultati pregevoli sia in Australia che negli Stati Uniti. Nel 2007 partecipa ad una kermesse al PALAMACCHIA di Livorno affiancando il gruppo musicale de I NOMADI e lo stesso anno vince il Concorso Nazionale “IO VAGABONDO” dedicato all’ex leader de I Nomadi AUGUSTO DAOLIO e svoltosi a Mirandola (Modena).

Lo scorso anno è stata invitata dal Comune di Livorno ad esibirsi al PALALGIDA in occasione di un evento celebrativo per le festività natalizie. Il 24 marzo 2008 entra a far parte delle 30 finaliste del programma televisivo RAI “X FACTOR” (giudici Mara Maionchi, Morgan e Simona Ventura) Periodicamente viene ospitata dall’emittente radiofonica “RADIO INCONTRO” dove presenta le sue ultime incisioni.
postato da: fototticavision alle ore giugno 25, 2009 11:39 | link | commenti
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martedì, 23 giugno 2009

Gnocca continua

Da piccino per farmi stare tranquillo mi raccontavano una storia che parlava di un bimbo che diceva anzi un burattino che ha quanto pare interessava dire solo bugie....infine la raccomandazione di non dirne mai per via che le mie gambe non sarebbero cresciute forse a Silvio non la raccontavanol a storia di Pinocchio ma bensì l'addormentavano con storie di riciclaggio corruzione falso in bilancio istigazione alla prostituzione essendo il padre un impiegato della banca rasini....ad ognuno le storie che si merita....
TIRIAMO SU LA TESTA NON LASCIAMOGLI L'ITALIA I NOSTRI FIGLI LE NOSTRE FIGLIE IL NOSTRO FUTURO
CE LO HA GIA ROVINATO FERMIAMOLO...

Il Fatto Quotidiano - Sottoscrivi il tuo abbonamento su www.antefatto.it

Immagine di Roberto CorradiAlla fine i meglio sceneggiatori ingaggiati dal Cavaliere hanno tirato fuori questa parola magica del gossip (“è solo gossip”, “non ci sono notizie”, “non mi occupo di gossip”, “questa è spazzatura”) che da sola dovrebbe metterlo al riparo dalle macerie che incombono.
Si da’ i caso che i tre più furenti fautori di questa risibile linea difensiva, Augusto Minzolini, Emilio Fede e Carlo Rossella, di gossip ci hanno allegramente campato l’intera vita. Sul gossip hanno fondato le loro carriere di carta, le loro rubriche, e persino le loro quotidiane conversazioni.
Da questa parola magica discendono altri piccoli sillogismi da trincea: una cosa è il gossip, un’altra sono la politica e l’azione di governo; la sfera privata del premier è affar suo, dentro casa può fare quello che vuole, come ogni cittadino italiano.

Balle. Provate a immaginare, in termini di sicurezza e ricatti, quello che possono combinare trenta sgallettate dentro casa, a ogni week end, armate di macchine fotografiche, registratori, telefonini & tanga. In quelle feste c’erano bimbe ingaggiate solo da Giampaolo Tarantini, esperto in protesi, o anche dall’amico Putin? Sicuri che nessuna di loro venisse dalle collezioni della Gazprom? O dalle signorine ninja del colonnello Gheddafi? E qualche gentile agente Cia c’era?
Quante chiacchiere si possono estrarre da un ometto di 72 anni, pieno di cerone, di farmaci e di capelli finti, impacchettato in un accappatoio bianco, steso su un letto rotondo, carezzato, vezzeggiato da esperte in sogni da rotocalco, eccitato dai suoi stessi video girati a casa dell’amico Bush, e addirittura nelle proprie ville (“guardate che rifiniture!”) mentre racconta i portenti virili dei suoi soldi?

E poi: che razza di affidabilità può mai avere un capo di governo che passa gran parte del suo tempo a giocare sui divani con ragazzette da calendario (ma potrebbero anche essere morbidi ufficiali dei servizi segreti israeliani, per quel che ne sappiamo) disegnando farfalline colorate, mostrando il bicipite, le foto della moglie, il cactus e l’assegno?
Quale credibilità puo mai avere un tizio che è contemporaneamente l’uomo più potente d’Italia e anche il più solo, il più disperato, ridotto a ore di conversazioni con una minorenne (“mi chiamava quando era triste, lo ascoltavo per ore”, Noemi dixit), o addirittura con escort pagate per non sbadigliare?  
Davvero nessuna interferenza tra vita privata e quella pubblica, a parte la tolleranza alla vergogna e al buon gusto? La scorsa settimana i microfoni di Sky lo hanno pescato al vertice di Bruxelles al telefono con il suo onorevole avvocato, Nicolo’ Ghedini, a sbrogliare sue matasse emotive. Gli fregava qualcosa di quel summit?

Racconta Patrizia D’Addario che lo scorso 4 novembre, notte elettorale di Obama, lui rimase in camera con lei sebbene atteso alla Fondazione Italia Usa da molti invitati e dall’ambasciatore americano. “Venne informato dell’elezione dai suoi collaboratori”. E’ un’interferenza con la sua vita pubblica? Con i suoi doveri politici? E quanti altri ce ne sono stati se neppure l’elezione americana, cioè la Storia, riesce a smuoverlo (poverino) dal suo lettone di povera cronaca?

Gnocca continua(ZORRO MARCO TRAVAGLIO).

Non gliene va bene una, alle Eve Braun che si accalcano nel bunker del fuhrerino da fureria. Denunciano il complotto di D’Alema, poi si scopre che il pm barese Pino Scelsi che indaga su Puttanopoli è lo stesso che indagò su una mazzettina a D’Alema (prescrizione). Allora ecco un altro scoop del Giornale: «È cresciuto in Lotta continua il pm che insegue il premier». Panico negli altri house organ: erano in Lotta continua anche Marcenaro e Panella del Foglio, Briglia della Mondadori, Capuozzo del Tg5, Liguori del Tgcom. Ora il Giornale è costretto a scrivere che la nota toga rossa indaga sull’assessorato alla Sanità della giunta Vendola e sulla frequentazione tra il vicepresidente Frisullo e il noto Tarantini, «utilizzatore iniziale» delle ragazze. E le due testimoni che inguaiano Reo Silvio sono forziste sfegatate: la “escort” Patrizia e la “ragazza immagine” Barbara, candidate nella lista Fitto («La Puglia prima di tutto»). Pare pure che nell’allegra brigata si sniffasse coca, si importassero ragazze dall’Est, si molestassero telefonicamente minorenni, si sfruttasse la prostituzione. Cioè si violassero contemporaneamente il pacchetto sicurezza Maroni per l’arresto dei clandestini, la Fini-Giovanardi per l’arresto dei tossici, la legge Carfagna per l’arresto di squillo e clienti, la legge Carfagna-2 per l’arresto degli “stalker”. Non vorremmo che Al Pappone finisse dentro per una legge fatta da lui. Per intanto Calderoli, che aveva proposto la castrazione fisica dei pedofili («un bel colpo di forbici, e zac!»), non lo fanno più entrare a Palazzo Grazioli. Non si sa mai.

(Immagine di Roberto Corradi)

per gentile concessione di MARCO TRAVAGLIO....IL GRILLO PARLANTE.
postato da: fototticavision alle ore giugno 23, 2009 16:52 | link | commenti
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martedì, 09 giugno 2009

ASTENSIONE REFERENDUM


Non diciamo a nessuno di andare al mare. Votare è un diritto civile. Ma in questo specifico caso votare nel referendum in qualsiasi modo (Sì, No, scheda bianca o annullata) aiuta solo la vittoria del Sì. I cittadini sappiano che essa ha una sola conseguenza: la vittoria definitiva e incontrastata di chi vuole sostituire la democrazia con il rapporto diretto e a senso unico tra capo e popolo.

Il referendum sulla legge elettorale Calderoli, su cui si voterà il prossimo 21 giugno insieme ai ballottaggi delle elezioni amministrative, è stato proposto da Guzzetta e Segni come unico mezzo per liberarci da una pessima legge elettorale. In realtà se vincerà il Sì il referendum peggiorerà la legge e non ne eliminerà gli aspetti più pericolosi.

La legge Calderoli, detta “la porcata” dal suo stesso autore, attribuisce “alla lista o alla coalizione di liste” che prende più voti un robusto premio di maggioranza calcolato su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato. Con questa legge il centrodestra, che aveva ricevuto circa il 47% dei voti, ha ottenuto il 55% dei seggi: una grossa minoranza ha così avuto il vantaggio di vedersi attribuita la maggioranza in Parlamento. I rapporti tra maggioranza e opposizione sono stati alterati all’origine: nell’attribuzione dei seggi l’opposizione è ridotta in condizione molto più minoritaria di quanto sia in realtà. In sintesi, la legge Calderoli ha prodotto un bipolarismo coatto.
La stessa legge stabilisce il criterio delle liste bloccate: così le direzioni dei partiti possono gestire in piena libertà la scelta delle candidature. Quello attuale è un Parlamento di nominati assai più che di eletti.
Il fenomeno è aggravato dalla possibilità di candidarsi in più collegi. In questo modo chi è eletto in più di un collegio ha la possibilità di optare per quello preferito e quindi di decidere chi sarà il primo dei non eletti a salire negli altri collegi. Pare che almeno un 30% degli eletti sia stato scelto non dai cittadini ma dal collega che ha optato per un collegio diverso.
Solo su questo ultimo punto il referendum Guzzetta-Segni migliora la situazione perché elimina la possibilità delle candidature multiple. Ma non elimina le liste bloccate e quindi consegna ancora una volta alle dirigenze dei partiti il dominio sulla scelta delle candidature. Infine sono molto più gravi le conseguenze del Sì per il quesito principale, articolato in due quesiti separati, uno per la Camera e uno per il Senato. Infatti il Sì attribuisce il premio non più alla coalizione vincente ma solo alla lista che prenderà più voti.
Non é stabilita una soglia minima: se per puro caso le cinque maggiori forze politiche che stanno ora in Parlamento si dividessero quasi alla pari il suffragio elettorale, una lista con poco più del 20% potrebbe ottenere il 55% dei seggi (il fascismo andò al potere superando la bassa soglia del 25% fissata dalla legge Acerbo).
Ma è anche temibile che una lista con il 40% dei voti (questa è la stima attuale per il PdL) possa ottenere da sola la maggioranza assoluta. Così il potere di Berlusconi non avrebbe più limiti perché potrebbe fare a meno dell’apporto della Lega, suo attuale e decisivo alleato, con cui condivide ora il 55% dei seggi. La politica italiana avrebbe un unico padrone, rafforzato dal controllo quasi totale sull’informazione televisiva. Sul fronte opposto, la necessità di convogliare la maggior parte dei voti su una sola lista potrebbe far scomparire anche la minima pluralità all’interno dell’opposizione.
La rappresentanza politica delle opinioni dei cittadini già drasticamente semplificata dal bipolarismo coatto della legge Calderoli sarebbe schiacciata e ridotta alla scelta tra le due sole alternative possibili nel bipartitismo coatto prodotto dal Sì nel referendum Guzzetta.

Ora, se vincesse il Sì, si prospettano due futuri possibili. Il primo: entrambe le coalizioni danno vita ognuna a un solo listone riassuntivo di tutte le loro componenti. In questo modo si vanificano tutte le intenzioni semplificatrici del referendum, perché all’interno dell’unico listone si ritroverebbero tutte le forze politiche della coalizione originaria, e lì si replicherebbe con ogni probabilità la loro rissosità precedente. Il secondo: sui due fronti opposti le liste concorrono ognuna per proprio conto. E allora si verificherebbe il dominio incontrollato di una minoranza dotata degli strapoteri di una larga maggioranza. La democrazia ne uscirebbe sfigurata.

I promotori del referendum sostengono che già con il sistema attuale (premio di maggioranza a una lista o a una coalizione di liste) Berlusconi potrebbe raggiungere lo stesso risultato temuto sulla base del Sì nel referendum. Ma trascurano un punto decisivo: l’autonomia della Lega. Con la legge Calderoli, Berlusconi può sì tentare di prendere da solo il premio di maggioranza ma deve fronteggiare l’immediata ostilità della Lega. E’ difficile immaginare che il PdL faccia cadere il suo stesso governo per tornare al voto con la stessa legge, me se facesse ora questo tentativo la Lega mobiliterebbe tutte le sue forze di alleato vigile per non essere ridotta a mero contorno, fuori dall’eventuale 55% dei seggi acquisito dal solo PdL. Se invece passasse il Sì, a Berlusconi basterebbe battere da solo il PD anche di un solo voto per prendersi la maggioranza assoluta, e la Lega resterebbe come accessorio trascurabile. C’è un ulteriore ipotesi peggiorativa: se la Lega dopo il voto volesse comunque acconsentire a una nuova alleanza con il PdL, si potrebbe rischiare che insieme raggiungano la percentuale per cambiare la Costituzione senza dover passare, come nel 2006, attraverso il referendum confermativo. In questo caso la maggioranza potrebbe anche cambiare la Corte Costituzionale e asservire a sé stessa tutto il sistema politico: fine della democrazia, fine della Repubblica.

I promotori del referendum sostengono che la vittoria del Sì permetterà la scrittura di una nuova migliore legge elettorale. Non è vero. La legge uscita dalla modifica referendaria sarà immediatamente applicabile e non è credibile che Berlusconi rinunci al vantaggio di poter governare da solo con il 55% dei seggi.

I promotori del referendum rivendicano di perseguire l’unica via possibile per costringere il centrosinistra a stare unito sotto una direzione politica unica. Sostengono che l’esperienza precedente del centrosinistra è stata disastrosa e che solo col bipartitismo coatto il centrosinistra può sperare di battere Berlusconi.
E’ vero che il centrosinistra ha fatto di tutto per perdere e anche quando, con estrema fatica, ha vinto ha poi affossato i governi usciti dalla difficile vittoria elettorale. Ma sperare di riunire in un partito unico forze che non sono riuscite a stare insieme in una coalizione è prospettiva realistica? E sarebbe ancora più realistica la fantasia di una riscossa vittoriosa animata dal solo PD? E in nome di questo miraggio vale la pena di rischiare di consegnare il paese e la Costituzione a un padrone unico senza limiti e senza controllo?

Una cosa è certa: nelle condizioni attuali il Sì consegna l’Italia a un soggetto che in qualsiasi altro paese democratico non avrebbe mai nemmeno potuto accedere al Parlamento. Ma non si può nemmeno votare No. Perché? Se il PD insiste nel votare Sì e Berlusconi invita il suo elettorato a fare la stessa scelta, votare No significa solo facilitare il raggiungimento del quorum e con questo la vittoria del Sì. Chi vuole impedirla ha un solo mezzo: non partecipare al voto e convincere quante più persone possibile a fare la stessa cosa. Di più: chi va a votare il 21 di giugno per i ballottaggi delle amministrative bisogna convincerlo a non ritirare le schede dei quesiti referendari perché anche la sola accettazione delle schede, senza voto, aiuta il raggiungimento del quorum.
postato da: fototticavision alle ore giugno 09, 2009 18:08 | link | commenti
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Gocce di Democrazia(speranza)

riporto qui il messaggio ricevuto.

ti vogliamo anzitutto ringraziare per aver voluto condividere la tua dichiarazione di voto a favore della Lista Bonino-Pannella.

Come ormai già saprai hanno deciso di farci fiducia 740.264 elettori, pari al 2,4% dei voti espressi a livello nazionale. Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma, Cagliari sono solo alcune delle città dove abbiamo superato la soglia di sbarramento del 4%.

Vorremmo condividere con te tre brevi considerazioni, sperando che possano interessarti.

1.
Fin dall'inizio, avevamo detto che questa non sarebbe stata una campagna elettorale democratica, quanto il proseguirsi della lotta di Resistenza di un movimento partigiano di difesa del diritto e della legalità democratica, in Italia ahinoi radicalmente negata.
Un sondaggio non contestato da nessuno ha reso noto il fatto che, a pochi giorni dal voto, la competizione elettorale si svolgeva nella assoluta mancanza di conoscenza da parte del 97% degli elettori delle forze politiche concorrenti. La Lista Bonino-Pannella risultava conosciuta soltanto dal 3% degli elettori a causa della gestione illegale e partitocratica dei telegiornali e delle maggiori trasmissioni televisive.
Da parte nostra, siamo intervenuti a sostegno degli interventi del Presidente della Repubblica e dell'Autorità garante delle comunicazioni, che hanno tentato di sanare la legalità violata della campagna elettorale.
Non si è ristabilito in modo compiuto il diritto a conoscere per deliberare. Ma grazie ancora una volta ai radicali, è stato conquistato un grado inedito di conoscenza dei temi e delle scelte in gioco con queste elezioni, determinando la massima partecipazione al voto nel nostro paese fra tutti i 27 stati membri dell'Unione europea.


2.
L'antico ultradecennale obiettivo di cancellarci è stato ancora una volta vanificato, nonostante le soglie di sbarramento, gli appelli al voto utile, e l'assenza di condizioni democratiche di competizione elettorale. Abbiamo registrato al contrario segnali di crescita della nostra presenza, migliorando il risultato delle scorse elezioni europee. Nei centri con oltre 100.000 abitanti abbiamo raggiunto, da soli, risultati complessivamente superiori a quelli ottenuti nel 2006 con la Rosa nel pugno, progetto che vedeva al nostro fianco la presenza di importanti alleati.

3.
La nostra direzione di marcia l'abbiamo delineata già prima l'inizio della campagna elettorale, dicendo che non sarebbe mutata, quale che fosse stato il risultato elettorale. Per questo già prima del voto avevamo convocato per il 26, 27 e 28 giugno l'appuntamento di Chianciano per rafforzare e sviluppare il movimento di Liberazione da sessant'anni di Regime partitocratico. Vogliamo rilanciare il progetto della Rosa nel Pugno, con tutti i laici, democratici, socialisti e liberali che lo vorranno. Con il coinvolgimento del movimento ambientalista potremo tornare anche a far vivere il "Sole che ride".

Continuiamo quindi, da subito. Per questo ti diamo appuntamento a Chianciano il 26, 27 e 28 giugno.
 
Grazie ancora. E a presto,


Emma Bonino, Marco Pannella

p.s. Ieri sera, per una volta in diretta televisiva, Marco Cappato ha potuto denunciare il comportamento illegale di Bruno Vespa e della sua trasmissione Porta a Porta. Il conduttore non ha gradito, come vedete in questo video, e ha ordinato l'interruzzione del collegamento con la sede radicale. Alleghiamo qui di seguito gli estratti delle condanne da parte dell'Autorità garante per le comunicazioni contro la Rai, in particolare nei confronti di Porta a Porta.

 Scontro Cappato-Vespa
 
L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni:
 
ORDINA Alla società RAI – Radiotelevisione italiana Spa di prevedere, nelle prime puntate utili e comunque prima della convocazione dei comizi per le elezioni europee ed amministrative del 6 e 7 giugno 2009, la presenza dei soggetti politici segnalanti (Lista Bonino-Pannella) nei programmi di approfondimento informativo “Porta a Porta”, “Annozero” e “Ballarò”, dando così concreta attuazione al richiamo contenuto nella delibera n. 6/09/CSP del 28 gennaio 2009, al fine di assicurare, anche attraverso spazi compensativi, il rispetto dei principi di completezza e correttezza dell’informazione, obiettività, equità, lealtà, imparzialità, pluralità dei punti di vista tra le forze politiche in condizioni di parità di trattamento
DELIBERA N. 36/09/CSP, 18 marzo 2009
 
CONSIDERATO, che la concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo non ha assicurato, nel ciclo delle puntate dei programmi “Porta a Porta”, “Annozero” e “Ballarò” sin qui trasmesse, la presenza dei soggetti politici segnalanti (Lista Bonino-Pannella) venendo meno ai princìpi di completezza e correttezza dell’informazione, obiettività, equità, lealtà, imparzialità, pluralità dei punti di vista tra le forze politiche in condizioni di parità di trattamento
DELIBERA N. 6/09/CSP, 28 gennaio 2009
 
postato da: fototticavision alle ore giugno 09, 2009 14:43 | link | commenti
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domenica, 07 giugno 2009

SIAMO IN PERICOLO

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Un uomo solo al telecomando - di Marco Travaglio (El Pais, 6 giugno 2009)
Il leader dell'Italia dei valori spiega a MicroMega la necessità di impedire la vittoria del sì al referendum elettorale del 21 giugno e attacca la linea del Pd: "Non ci stiamo alla rassegnazione di sceglierci l'arma con cui uccidere la democrazia, se il coltello dell'attuale legge elettorale o il mitra della legge elettorale che ne verrebbe fuori così come la vuole Berlusconi. Non possiamo dare in mano a dracula anche il pronto soccorso. Il segretario del Partito democratico vorrei comprendesse che avere i paraocchi in questo momento significa portare alla deriva la democrazia in Italia. E' come se ci trovassimo a bordo di una macchina in cui siamo saliti - il referendum - per raggiungere un obiettivo - una nuova legge elettorale - e ci accorgiamo all'improvviso che qualcuno ci ha sabotato i freni e quindi rischiamo di deragliare e di andare a sbattere il muso, se non addirittura di finire in un precipizio. Credo che un leader di partito si veda anche quando ha il senso di umiltà e responsabilità di rivedere le proprie posizioni. Spero che all'interno del Pd qualcuno faccia capire a chi non vuol capire che non può fare un passo così pericoloso per la democrazia."

Pare che molti nel centrosinistra siano orientati a votare Sì nel referendum Guzzetta. Spero che cambino idea.

Non c’è una sola ragione al mondo per votare in quel senso. Il quesito del referendum è stato rappresentato come un tentativo di eliminare gli effetti negativi della legge Calderoli. Non è affatto vero. Se accolto produrrebbe un secco peggioramento della legge: il passaggio automatico da un bipolarismo coatto a un bipartitismo coatto. E non solo: la lista di partito che prende più voti ottiene la maggioranza assoluta dei seggi.

C’è chi ripete che una riforma non deve essere giudicata in base alla contingenza ma per i suoi effetti di sistema. L’assunto può avere senso in una democrazia normale, ma in Italia non c’è una democrazia normale. Non si capisce perché si dovrebbe giudicare la soluzione Guzzetta trascurando le sue conseguenze nei prossimi dieci o venti anni. Dopo ciò che accadrà in questo periodo gli effetti di sistema della legge uscita dal referendum avrebbero l’efficacia di una medicina sul corpo del morto. Perché?

Perché nelle condizioni date oggi in Italia, il successo del Sì ha un solo significato: la vittoria definitiva di Berlusconi. Se passa il Sì potrà sostenere che si deve andare a elezioni anticipate con la nuova legge elettorale. Il PdL vincerà e otterrà una maggioranza schiacciante che gli permetterà di fare ciò che vuole. D’Alema e molti altri sostengono che se vince il Sì sarà necessario scrivere una nuova legge elettorale. L’ipotesi è già stata smentita dal PdL: la legge cambiata dal Sì sarà immediatamente applicabile e applicata.

La Lega ha capito benissimo che così perderà ogni potere di condizionamento sul centrodestra e che il PdL potrà governare da solo. Perciò si oppone con decisione. E se davvero Berlusconi fosse intenzionato a far votare Sì, la Lega non avrebbe forse altra scelta che far cadere il governo prima del referendum. Che lo faccia o no dipenderà dalla sua volontà. Ma in ogni caso nelle sue file l’allarme è suonato.

Non si capisce invece perché i partiti del centrosinistra dovrebbero scegliere un voto che li avvia a un sereno suicidio. Il PD può accampare il motivo di aver da tempo sostenuto la validità di una soluzione molto bipolare. Ma a questo punto dovrebbe essersi reso conto che la scelta “coraggiosa” di andare da solo lo fa passare solo da una sconfitta all’altra. Da parte sua IdV può giustificare la scelta del Sì solo perché aveva raccolto le firme per il referendum. Ma oggi è assai più chiaro di allora che la soluzione Guzzetta è un netto peggioramento della legge Calderoli. Dunque perché insistere? E poi la coerenza verso una scelta infelice e ormai superata vale molto di meno della coerenza dovuta alla propria vocazione: sì alla democrazia pluralistica, no al potere unico.

In ogni caso PD e IdV devono confrontarsi con un futuro già segnato. Se vincerà il Sì, dopo elezioni anticipate Berlusconi avrà da solo il pieno possesso del Parlamento. Cambierà la Costituzione e la Corte Costituzionale. Diventerà presidente della repubblica con accresciuti poteri. Le assemblee elettive, che già oggi contano ben poco, diventeranno l’arredo di contorno del presidenzialismo. La democrazia italiana sarà sfigurata per sempre.

Di fronte a questa prospettiva non si può nemmeno propagandare il No. Lo schieramento a favore del Sì, anche senza l’inclinazione al suicidio del centrosinistra, è già abbastanza temibile. Si deve sperare che il 21 giugno sia una data che di per sé scoraggi la partecipazione popolare e occorre mobilitarsi con tutte le nostre forze per far mancare il quorum. Non si tratta di dire: andate al mare. Si deve spiegare con cura estrema: la soluzione Guzzetta dà tutto il potere in mano a chi ha già il pieno dominio sui mezzi di comunicazione. Questa non è democrazia. E’ instaurazione di un potere plebiscitario assoluto.

Far mancare il quorum non è manifestazione di indifferenza. E’ difesa attiva della democrazia.
QUINDI ASTENSIONE DAL REFERENDUM....ALMENO QUESTA VOLTA.........
Un uomo solo al telecomando - di Marco Travaglio (El Pais, 6 giugno 2009)
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postato da: fototticavision alle ore giugno 07, 2009 12:26 | link | commenti
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sabato, 06 giugno 2009

IL CAVALIER PRESCRIZIONI

Un uomo solo al telecomando - di Marco Travaglio (El Pais, 6 giugno 2009)
La prima volta che Silvio Berlusconi incontra,suo malgrado,la Legge è il 24 Ottobre 1979.Da un anno e mezzo indossa il grembiulino di giovane piduista(tessera numero 1816)nascosto sotto i pantaloni a zampa di elefante. La legge assume le sembianze di tre nerboruti ufficiali di finanza e lo coglie negli uffici della sua azienda, la EdilNord centri residenziali madre di tutte le fininvest che come molti sanno di dubbia provenienza.

Lui comprensibilmente sbigottito dall'inopinata intrusione si fa trovare in un sottoscala con una squadretta in mano e si spaccia per un semplice consulente.In realtà è il propietario unico della società intestata al suo prestanome Umberto Previti(padre di Cesare).Ma i militari abboccano e chiudono in tutta fretta l'ispezione.
Come vederemo più avanti faranno una discreta carriera.
Ma nel 1983 eccone altri di finanzieri.Nell'ambito di un'inchiesta su un traffico internazionale di droga controllano i telefoni del palazzinaro brianzolo alla ricerca di notizie utili.Nel loro rapporto del 30 maggio 1983 si legge:

E' stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia sia in Francia che in altre regioni italiane(Lombardia Lazio)Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni in Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo aventi sede a Vaduz e comunque all'estero.Operativamente le società in questione avrebbero conferito ampio mandato ai professionisti della zona.

Il terzo e seccante incontro ravvicinato del Tappone con la legge risale al 1984.Tre pretori di Torino Roma e Pescara hanno la pretesa di applicare le norme che regolano l'emittenza televisiva e che il Furbone ha deciso di aggirare trasmettendo in contemporanea gli stessi programmi su tutto il territorio nazionale.
I tre magistrati fanno presente che è vietato non si può.E sequestrano le attrezzature che consentono le trasmissioni fuorilegge.Sinceramente incredulo di fronte a tanto zelo il Corruttore Mondiale scatena il poplo dei Puffi e di Dallas auto oscurando le sue emittenti (le nostre emittenti visto che i soldi probabilmente sono nostri).Per farla breve Craxi interrompe il suo viaggio di stato a londra e ritorna in Italia per fare un decreto legge ad personam.Il decreto cade ma prontamente  ne fa un secondo  la legge Mammì detta anche legge Polaroid.
Quanti di noi ha ricevuto un aiuto cosi celere e di questa portata?......battiamoci sui denti se respiriamo ancora.

Un uomo solo al telecomando - di Marco Travaglio (El Pais, 6 giugno 2009)
postato da: fototticavision alle ore giugno 06, 2009 18:46 | link | commenti
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venerdì, 05 giugno 2009

Giornale Verità Marco Travaglio

Ci siamo. Il conto alla rovescia è cominciato. A settembre, finalmente, avremo un giornale nuovo, libero, tutto nostro. Un giornale eccentrico, rispetto agli altri. Un fatto nuovo. Perché?

1) Racconterà i fatti, fin dalla sua testata. Darà le notizie, le analisi e i commenti che gli altri non danno, o nascondono. Parlerà dei temi che gli altri ignorano.

2) Non avrà padroni: la società editoriale è composta da alcuni piccoli soci, compresi noi giornalisti, che partecipano con quote equivalenti a un progetto comune: un quotidiano fatto solo per i suoi lettori. Senza vincoli né sudditanze ai poteri forti, politici, finanziari e industriali, che usano i giornali per i loro interessi.

3) Non chiederà né avrà finanziamenti pubblici concessi da questo o quel partito.

4) Nascerà solo se avrà dei lettori interessati ad acquistarlo, e a leggerlo. Nel paese dei giornali senza lettori, mantenuti in vita dai contribuenti, anche e soprattutto da quelli che non li comprerebbero mai, noi faremo il nostro giornale soltanto se avremo un numero di lettori sufficiente per mantenerlo in vita.

Per questo vi chiediamo di abbonarvi subito: il prezzo della nostra libertà di informare e del vostro diritto di essere informati dipende dal numero di copie che i lettori acquisteranno in edicola, ma soprattutto dagli abbonamenti che raccoglieremo prima di partire. Più abbonamenti, più libertà.
 
Il nostro giornale avrà 16 pagine, tutte a colori. Uscirà sei giorni a settimana, tranne il lunedì. Sarà un giornale di carta e un giornale web. Sarà diretto da Antonio Padellaro. Avrà una redazione di giovani agguerriti. Si avvarrà di un gruppo di firme, di inviati di punta e di autori satirici che hanno condiviso con noi la lunga battaglia contro il regime berlusconiano, senza sconti per un’opposizione troppo spesso complice. Li scoprirete via via nell’apposito spazio “AnteFatto” che creeremo presto su questo e altri blog e siti amici. Con tutte le indicazioni per abbonarvi e diventare subito soci fondatori del nostro giornale (ricevendolo per posta, possedendo un coupon da presentare in edicola, scaricandolo in rete dopo la mezzanotte, e così via).

Nell’attesa - che sarà breve - dell’AnteFatto, ecco i riferimenti dell’ufficio che fin da oggi riceverà le vostre prenotazioni per l’abbonamento:
telefono 02-66506795
fax 02-66505712
mail: dettofatto@ilfatto.info

Vi terremo aggiornati, di settimana in settimana, delle prenotazioni raccolte. Sarà dura, ma tutti insieme ce la faremo. Dipende da tutti voi, anzi da tutti noi.

Siamo tutti sotto choc. Le prenotazioni per abbonarsi al nostro nuovo giornale hanno infranto il muro delle 10 mila. Stamane, per l’esattezza, erano 10.877 e crescono al ritmo tumultuoso di 2 mila al giorno, nonostante le giornate festive del lungo ponte del 2 giugno. Non abbiamo parole per ringraziare tutti gli amici che ci stanno sostenendo.
Entro la prossima settimana contiamo di avere pronto, su questo blog, l’AnteFatto con i primi articoli della redazione che sta nascendo e, soprattutto, con le tariffe super-scontate per chi continuerà ad abbonarsi entro la fine di luglio, cioè “sulla fiducia”, condividendo con noi il rischio in questa fase iniziale, difficile ma appassionante.
Continuate a prenotarvi inviando una mail a dettofatto@ilfatto.info e avrete prestissimo le informazioni necessarie ad assicurarvi l’abbonamento-offerta con bollettino postale, o con carta di credito o con bonifico bancario. Grazie di cuore.
m.t.
clicca qui

SE AVETE LA MEMORIA CORTA Vorrei ricordarvi un vecchio post.

SOLO NOI IGNORIAMO QUESTO O MEGLIO QUELLI CHE VOTANO LO PSICONANO..........

MADRID
- Silvio Berlusconi finisce nuovamente sulle prime pagine dei giornali europei. A occuparsi di lui questa volta è il quotidiano El Mundo, che dedica la prima pagina al leader di Forza Italia sotto inchiesta in Spagna per il cosiddetto affare Telecinco, la televisione di cui fu azionista. A seguire l'inchiesta è il giudice Baltazar Garzon, lo stesso che ha messo ai ferri corti il dittatore cileno Augusto Pinochet e che, da tempo, si occupa del Cavaliere. L'accusa de El Mundo è chiarissima: negli anni in cui Berlusconi controllava Telecinco, le casse della televisione spagnola furono svuotate e i soldi dirottati in società off-shore riconducibili al gruppo Fininvest. Fax, lettere e documenti proverebbero queste operazioni.

La rete televisiva Telecinco - scrive El Mundo - pagò miliardi per diritti sportivi e cinematografici a una rete di imprese con sede in paradisi fiscali e controllate dal gruppo Fininvest. Il quotidiano spagnolo sarebbe infatti entrato in possesso di documenti che proverebbero l'esistenza di società off-shore riconducibili a Berlusconi, cosa che "il magnate italiano aveva negato" sottolinea il giornale. Fu attraverso queste operazioni che vennero svuotate le casse della televisione spagnola, di cui Berlusconi era, tra l'altro, azionista.

Questa rete di imprese, secondo un atto del giudice Baltasar Garzon, costituisce "una rete finanziaria internazionale, fiscalmente oscura, radicata in diversi paesi considerati paradisi fiscali", che comprende le società Rinoba e Reteeruropa, con sede in Olanda, e le ungheresi Arnera e Magyar.

Le carte ottenute da El Mundo confermerebbero che queste imprese appartenevano al gruppo Berlusconi e che Telecinco comperò da loro diritti su film ed eventi sportivi per un totale di 21 milioni di pesetas, oltre 244 miliardi di lire. Così, mentre l'emittente spagnola affondava in un mare di debiti (58 miliardi di pesetas fino al 1995), "i guadagni del gruppo Berlusconi aumentavano in modo spettacolare", scrive il quotidiano.

Una serie di fax alcuni dei quali inviati da Lugano, in Svizzera, con documenti relativi alle società olandesi e ungheresi che portano però l'intestazione "Fininvest Service Sa", sono nelle mani del quotidiano spagnolo.

Stefania Ariosto su Berlusconi
"Si dovrebbe vergognare"
La teste Omega" conferma: "Donava gioielli alle mogli dei giudici"

MILANO - Silvio Berlusconi "dovrebbe vergognarsi". E' durissima la replica di Stefania Ariosto, la teste Omega che diede avvio al filone "toghe sporche" di Mani Pulite e che è uno dei testimoni principali del processo Sme che vede imputato appunto il presidente del Consiglio.

MILANO - Processo Sme-Ariosto, atto secondo. La procura di Milano infatti ha riformulato il capo di imputazione nel procedimento giudiziario che vede imputati Silvio Berlusconi, Cesare Previti e altre persone, accusate di presunte corruzioni ai giudice romani.

Il nuovo capo contiene l'accusa di corruzione in atti giudiziari che prima non era stata contestata agli imputati perché i fatti a loro addebitati arrivavano fino al 1989, prima dell'entrata in vigore di quell'articolo. La procura ha infatti inserito nel capo di imputazione un passaggio di 500 milioni di lire che, per l'accusa, sarebbe partito dalle risorse extracontabili della Fininvest all'estero per finire all'ex capo dei Gip romani Renato Squillante.

Questo episodio era già noto perchè contenuto in atti di altri processi come All Iberian e, quindi, non rappresenta una novità. Lo diventa per il processo Sme-Ariosto e, essendo avvenuto nel marzo 1991, fa scattare nei confronti di alcuni imputati (Berlusconi, Previti, Squillante, Attilio Pacifico) l'accusa di concorso in corruzione in atti giudiziari.

Dura la reazione degli avvocati difensori di Silvio Berlusconi, i legali Gaetano Pecorella e Nicolò Ghedini: "Il tribunale di Milano ha deciso
di fare un processo nei confronti del capo dell'opposizione democratica soltanto su testimoni, documenti e dati scelti dal pm".

Il tribunale, secondo i legali "ha respinto tutte le richieste di prova delle difese che hanno valore decisivo per dimostrare la completa estraneità di Silvio Berlusconi. Basti pensare che per il presunto falso in bilancio è stata negata alla difesa la possibilità di dimostrarne l'inesistenza tramite i consulenti tecnici, decisione di cui non si ha ricordo nella storia giudiziaria".

"Il tribunale, inoltre, escludendo la testimonianza di tutti i magistrati del distretto di Roma - affermano ancora Pecorella e Ghedini - ha reso impossibile la dimostrazione dell'insussistenza di rapporti illeciti. Fra l'altro non ha consentito di comprovare le ragioni per cui la principale fonte di accusa, Stefania Ariosto, ha reso le sue dichiarazioni dimenticando che la stessa ha già escluso, in più dichiarazioni giornalistiche, qualsiasi responsabilità dell'onorevole Berlusconi".


Il capo del governo, nelle dichiarazioni spontanee di stamattina, ha usato nei confronti della Ariosto parole pesantissime: l'ha definita una "mitomane", aggiungendo che "si presentava come contessina mentre è figlia di una casalinga e di un impiegato". Sono appunto queste le parole di cui - secondo l'interessata - il premier dovrebbe vergognarsi. Anche perché, ed ecco l'affondo più pesante,
"bisognerebbe osservare, e lo dico costretta perchè provo rispetto per Veronica Lario, che Silvio Berlusconi stesso si è coniugato con un'ex ballerina".

"Io non sono una mitomane - aggiunge la Ariosto - e ciò che sono è scolpito nei fatti di tutti i giorni". Al presidente del Consiglio che la accusa di essersi inventata gli episodi relativi a donazioni di gioielli alle mogli di suoi amici e collaboratori, replica ancora: "Confermo che quei gioielli li ha regalati. E li regalava non solo alle mogli dei suoi amici e dei suoi dirigenti, ma anche a quelle dei giudici".

Poi, in una successiva dichiarazione, Stefania Ariosto sottolinea che "Berlusconi dice sempre le stesse cose, ma senza mai riferire di fatti determinanti". Tutte affermazioni generiche, dunque, "che si sostanziano in un noioso monologo".
postato da: fototticavision alle ore giugno 05, 2009 13:13 | link | commenti
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Chi sarei

Utente: fototticavision
Nome: NOMADEFOREVER
Combattere le ingiustizie, falsità, e ogni tipo di scorribanda psicologica o fisica atta a sminuire e annullare la libertà di un essere vivente Ditemelo voi chi sono...qualunque sia il mio comportamento ....per comodità degli altri....divento ciò che nemmeno mi ero sognato di essere..........ASSURDO!!!!!!!! amo scrivere brevi poesie, suonare,aiutare se possibile gli altri....ma il più delle volte il mio comportamento altruistico viene frainteso.......... Dimenticavo,amo vedere i film della mia preferita: JODIE FOSTER.



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